La legge tutela le lavoratrici incinte e quelle che hanno appena avuto un bambino: il datore di lavoro, infatti, non può licenziare la lavoratrice madre dall’inizio della gravidanza e sino al compimento di un anno di età del bambino. 

L’inizio della gestazione si presume avvenuto 300 giorni prima della data presunta del parto indicata nel certificato di gravidanza. A ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione.

La legge vieta anche il licenziamento del padre lavoratore che fruisce del congedo di paternità, per la durata del congedo stesso e fino al compimento di un anno di età del bambino.

È altresì illegittimo il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione dell’astensione facoltativa e del congedo per malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore.

Quando si può licenziare la neo mamma o in gravidanza

Solo in caso di chiusura dell’intera azienda si può licenziare la dipendente neo madre o ancora in gravidanza. Pertanto è illegittimo il licenziamento avvenuto per cessazione della singola attività a cui era adibita la lavoratrice, quando il resto dell’azienda rimane invece in vita. Il divieto di licenziamento – che ne comporta la nullità assoluta – vale anche se il licenziamento viene intimato durante la gravidanza ma con efficacia posticipata alla fine del periodo in cui vige la tutela. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza.

La sentenza in commento chiarisce che la violazione del divieto di licenziamento si verifica anche quando il datore di lavoro comunica, già durante la gravidanza, la decisione di eseguire il licenziamento anche se questo avrà effetto dal giorno successivo al compimento del primo anno di vita del figlio. Tale licenziamento è nullo perché frusta lo scopo di tutelare la serenità della gestazione.

Licenziamento per giusta causa

È altresì possibile licenziare la lavoratrice incinta o neo mamma per un fatto a lei addebitabile, ossia per una sua colpa grave. Si parla a riguardo del licenziamento per giusta causa, che viene effettuato “in tronco”, senza cioè preavviso.

La Corte chiarisce che la violazione del divieto di licenziamento si verifica anche quando il datore di lavoro adotta l’espediente di comunicare, già durante la gravidanza, la decisione di recedere dal rapporto, con previsione dell’efficacia differita dell’atto al giorno successivo al compimento del primo anno di vita del figlio. Tale licenziamento è, al pari delle altre fattispecie che ricadono nel divieto, affetto da nullità assoluta, in quanto l’espediente utilizzato finisce per frustrare lo scopo di tutelare la serenità della gestazione, oggetto di una specifica copertura costituzionale.

La legge prevede altre tre casi in cui è possibile licenziare la neomamma o la donna durante la gravidanza:

scadenza del contratto a tempo determinato;

ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice era stata assunta (solo per i contratti a tempo determinato e non per quelli a tempo indeterminato);

assunzione in prova con esito negativo della prova.

Fonte: laleggepertutti.it